lunedì 17 gennaio 2011

Quanto rendono le private equity

Un modo per farlo è confrontare l'iRR raggiunto da un fondo sui suoi investimenti di private equity con l'iRR che avrebbe ottenuto se la liquidità fosse stata investita, alle stesse date, in un indice del mercato azionario e se fossero state fatte distribuzioni equivalenti agli investitori. Recenti ricerche accademiche lo hanno fatto analizzando i fondi di venture capitai e buy-out statunitensi della banca dati Venture Economics. Dal confronto dei dati registrati fra il 1980 e il 2000, si evince che la performance media di questi fondi, post commissioni, risultava in linea con l'indice S&P 500. È stata altresì notata un'ampia dispersione di risultati fra i fondi nonché una prova consistente del fatto che le performance buone o cattive fossero confermate anche nei lanci successivi di fondi da parte di particolari gruppi di private equity. I ricercatori hanno inoltre evidenziato come i nuovi gruppi di private equity avessero maggiori probabilità di registrare risultati deludenti. La ricerca sottolinea l'importanza di una serie di interrogativi sottolineati all'inizio del capitolo. In primo luogo, sembrerebbe che, mediamente, gli investitori in private equity non abbiano incassato un premio a compensazione del financialgea-ring (effetto moltiplicativo) spesso insito nel private equity. In secondo luogo, l'analisi della persistenza della performance del gestore è fondamentale, in quanto gli investitori devono autoconvincersi di essere in grado di identificare i gestori su-periori alla media. Le competenze sono fondamentali: gli in¬vestitori non possono trarre beneficio dai rendimenti di mercato nel private equity attraverso una strategia passiva di market-matching, ragion per cui non possono aspettarsi di performare anche solo nella media, a meno di non aver individuato gestori competenti. Senza di loro, gli investitori sono infatti condannati al underperformance, a meno che, almeno per un certo periodo di tempo, la dea della fortuna non sia dalla loro parte.