martedì 14 aprile 2020

Scopri quali sono i migliori grafici per gli andamenti delle principali criptovalute

Quando si parla di grafici andamento criptovalute, occorre considerare quali siano i migliori in assoluto e soprattutto cosa raffigurano gli stessi, affinché si possano svolgere tutte le diverse operazioni in maniera serena e senza nemmeno un piccolo errore.

L'importanza dei grafici

Prima di analizzare agli siano i grafici migliori, occorre capire quanto questi siano importanti.
Quando si parla dei suddetti, come la gamma di grafici di andamento delle criptovalute, è possibile notare immediatamente come queste assumano un'importanza fondamentale soprattutto se si ha intenzione di effettuare un investimento sia nel breve che nel lungo termine.

Questo genere di analisi deve essere effettuata in quanto, così facendo, è anche possibile evitare che si possano palesare delle potenziali situazioni che vanno a compire negativamente lo stesso investitore, il quale potrebbe trovarsi costretto a dover fronteggiare delle situazioni che sono tutt'altro che ottimali.

Conoscere l'andamento della criptovaluta non è il solo strumento che si deve possedere dato che, in questo caso, si rischia effettivamente di sbagliare nello svolgimento dello stesso, rischiando quindi di dover poi fronteggiare una situazione peggiore.

Proprio per tale motivo è molto importante valutare attentamente quali siano i diversi grafici che necessitano di essere conosciuti e di cui si deve avere il massimo grado di conoscenza, evitando quindi di trovarsi impreparati qualora si dovessero palesare determinate situazioni potenzialmente negative.

Quali grafici analizzare

Per quanto concerne la tipologia di grafici che devono essere analizzati, questi non sono parecchi ma, nello stesso momento, ognuno dei suddetti assume una grande importanza che deve essere necessariamente tenuta sotto controllo.

In primo luogo occorre usufruire dei diversi grafici, selezionando ovviamente quelli che sono effettivamente di proprio interesse.
Per esempio se si vuole investire in Bitcoin è inutile ricercare anche quelli relativi alla altre criptovalute anche se occorre tendere in considerazione il fatto che occorre effettuare delle comparazioni tra le varie monete virtuali.

Il secondo grafico dell'andamento è quello che si riferisce ovviamente alla quotazione.


Questo dettaglio deve essere tenuto a mente: generalmente è possibile analizzare i diversi tipi di variazioni della quotazione euro Bitcoin e altre tipologie similari, proprio per capire meglio come si comporta la moneta virtuale in determinate situazioni particolari.
Inoltre è bene anche analizzare i grafici delle criptovalute relativo ai vari trend affrontati da parti della stessa.

Di conseguenza è di fondamentale capire anche le variazioni quando si palesano analizzando lo storico delle performance delle stesse monete virtuali.
Pertanto, grazie a questo insieme di grafici, è possibile avere la concreta possibilità di avere quella conoscenza generale che riguarda appunto la suddetta moneta virtuale sulla quale si vuole effettuare l'investimento stesso, senza tralasciare alcun tipo di dettaglio che potrebbe essere fondamentale.

Dove trovare i grafici

Per quanto concerne la ricerca dei grafici, occorre necessariamente prendere in considerazione il fatto che online è possibile trovare i suddetti ma, ovviamente, bisogna anche considerare un parametro molto importante, ovvero analizzare i suddetti su svariati portali.


I migliori grafici utili per investire devono essere comparati tra di loro proprio per capire se le informazioni riportate sono realmente utili e corrette oppure se sarebbe meglio fare affidamento su altri dati.

Di conseguenza occorre prendere in considerazione questo genere di dettaglio con il fine di prevenire potenziali situazioni totalmente sconsigliate che devono essere necessariamente prevenute e che impediscono di poter operare in totale sicurezza con le criptovalute.

L'andamento e altre informazioni similari assumono quindi la massima importanza e non devono mai essere messe in secondo piano quando si opera con le stesse.     

giovedì 20 gennaio 2011

Private equity: rendimenti basati sulle informazioni

La performance passata e futura del mercato del private equity è stata esaminata in maniera approfondita da numerosi studi. Tuttavia, sebbene le stime prodotte in quegli studi siano affidabili, gli investitori non potranno dare per scontato di poterne trarre identici profitti. Gli investitori dovrebbero infatti evitare l'investimento in private equity finché non ritengono di avere accesso a gestori competenti. La chiave per sbloccare i rendimenti del private equity è l'informazione e gli investitori devono essere certi che i loro gestori dispongano del margine che permette loro di generare almeno rendimenti di mercato. Investire in un accordo che non presenta tale margine inevitabilmente condannerà la strategia a una performance inferiore.
La collocazione più adeguata per il private equity nella strategia d'investimento è evidente. Il private equity è ciò che indica. Innanzitutto è equity, quindi capitale azionario e pertanto, se inserito nella strategia, dovrà far parte dell'allocazione in azioni. E poi è private, quindi privato, ovvero non quotato e illiquido e non adatto agli investitori a breve termine. Tutte le osservazioni relative alla diversificazione, in termini di stile, dimensione e geografia, per investire in azioni quotate di cui abbiamo parlato nel primo capitolo possono essere applicate al private equity. Tuttavia, poiché rappresenta solo una parte dell'allocazione dell'investitore in azioni, non è indispensabile che un portafoglio di private equity presenti tutta la diversificazione ottenibile da questo settore, quando questa
può essere ottenuta senza spese e con maggior sicurezza dal mercato azionario quotato.
Ciò che l'investitore deve fare è verificare in maniera spassionata la sua capacità di accedere a gestori competenti per poi procedere all'allocazione (oppure per evitare un'allocazione ove questo sia ritenuto opportuno). Il passo successivo è assicurarsi che l'allocazione totale in capitale azionario (pubblico o privato) presenti il livello di diversificazione richiesto.

mercoledì 19 gennaio 2011

Che cosa si intende per private equity?

Per definire questo concetto è utile pensare al mercato come composto da due parti distinte tra loro. La prima è rappresentata dal capitale di rischio iniziale (venture capitai). La seconda è il mercato delle operazioni di levemged buy-out delle società esistenti. Comunemente, però, il mercato viene poi ulteriormente suddiviso: il capitale di rischio iniziale viene distinto tra seed capitala early-stage venture capitai, mentre nelle fasi successive di investimento si distingue fra buy-out & capitale di espansione. Un altro importante settore per i fondi di private equity è rappresentato dai fondi di finanziamento e di cofinanziamento del settore pubblico. Negli Stati Uniti queste imprese vanno sotto il nome di investimenti PIPE (private investment into a public entìty, ovvero investimenti privati in entità pubbliche), mentre nel Regno Unito capitali simili vengono ascritti alla categoria generale delle iniziative di finanziamento privato (PFI, private finance initiativé) e di partnership pubblico-private. Il capitale di espansione può assumere la forma di un finanziamento "mezzanino", la categoria più rischiosa dei titoli di debito. Spesso prevede l'opzione di conversione in azioni, laddove la società non dovesse adempiere alle condizioni del debito, il cui prezzo sarà determinato in modo da garantire un tasso di rendimento elevato. Va sottolineato che il finanziamento mezzanino risulta particolarmente costoso per le imprese.
I management buy-out si verificano invece quando un team del management esistente è supportato da private equity esterni, ad esempio quando un'impresa a gestione familiare viene venduta oppure quando una società di più grandi dimensioni decide che una divisione esistente non costituiscapiù il suo care business.
II termine levcrage in leveraged buy-out (LEO) si riferisce al finanziamento dell'operazione, quando i nuovi proprietari di private equity avranno esercitato una leva finanziaria sulla propria partecipazione azionaria. Questo potrebbe verifìcarsi, ad esempio, attraverso l'emissione di prestiti di tipo asset-backed, la cessione di obbligazioni ad alto rendimento oppure, laddove gli accordi (covenant) obbligazionari o di finanziamento siano deboli, ristrutturando lo stato patrimoniale della società in modo che il debito esistente sia svalutato e acquisisca un rendimento più alto. Tale approccio sullutilizzo della leva finanziaria è la principale motivazione per cui, in genere, il private equity dev'essere considerato più rischioso delle azioni quotate.
Dalla fine degli anni '90, numerosi sono stati i cambiamenti nel mercato del private equity. Mark Anson, passato recente¬mente dalla carica di Chief Investment Officer di Calpers, il più grande piano previdenziale degli Stati Uniti, a CEO di Hermes - gestore di fondi londinese che investe l'attività del British Telecom Pension Fund e di altri investitori istituzionali ha esaminato in che modo la raccolta di capitali da parte elei gruppi di private equity degli ultimi anni abbia portato a un'eccedenza di capitale in attesa di essere investito. Tale fenomeno ha a sua volta determinato una forte concorrenza fra i gruppi di private equity, sfociata in prezzi più alti per l'acquisizione di aziende, che si prevede possa subire una flessione nel prossimo futuro. L'ambiente più competitivo potrebbe inoltre aver costretto i gruppi di private equity a dedicare meno tempo alla due diligerne prima di fare la propria offerta per le società target, incoraggiandoli altresì a cercare nuovi settori di investimenti, tra cui: il rinnovato interesse per le operazioni di buy-out di medie dimensioni, la maggiore acccttazione di acquisti e vendite di società private fra i gruppi di private equity, gli investimenti immobiliari e il finanziamento da parte di gruppi di private equity degli hedge fund affiliati.

Il mercato del private equity è rischioso?

I ricercatori hanno utilizzato tutta una serie di altri modi più 0 meno soddisfacenti per gestire la volatilità del mercato del private equity. Fra questi, l'esame della volatilità dei rendimenti guadagnati dai fondi di private equity nonché l'utilizzo di indici di azioni di società più piccole come approssimazione del private equity.
I singoli investimenti del venture capitai saranno comunque sempre soggetti al rischio specifico delle azioni e, per diversificare questo rischio, i portafogli di venture capitai tenderanno
comunque a detenere più posizioni (sebbene possano concentrarsi su un settore o un ambito particolare) rispetto a quelli di buy-out.
La struttura finanziaria è fondamentale per il rischio di investimenti in leverage buy-out (LBO). Di norma questi, come suggerisce lo stesso nome, sono ad alta leva finanziaria e in
misura ancora maggiore rispetto a quanto accade con le società quotate comparabili. Per tale ragione, la volatilità intrinseca del mercato di private equity, anche se ben diversificato, potrebbe risultare decisamente maggiore di quella del mercato azionario quotato. Gli investitori non dovrebbero dunque accontentarsi di un rendimento atteso che non li compensi per questa leva finanziaria. Inoltre, non ha alcun senso pagare commissioni di performance soltanto per ottenere un effetto leva sul proprio portafoglio di investimenti. Chiunque può raggiungere questo obiettivo a un costo minimo acquistando contratti future sugli indici azionati.

martedì 18 gennaio 2011

Il rischio di mercato del private equity

In tutti i paesi la gamma di aziende private è ampia: nella maggior parte dei casi si tratta di società di piccole dimensio¬ni, ma ve ne è una quota anche di grandi. Lo sviluppo dei gruppi di private equity, che controllano importi ingenti del patrimonio degli investitori, ha portato all'affermazione di grandi conglomerati industriali e commerciali privati che controllano le aziende private nei settori più disparati dell'economia globale.
Le aziende private spesso appaiono simili a quelle quotate, loro concorrenti. Ma questo non significa che i rischi per gli investitori siano paragonabili a quelli del mercato azionario. La prima differenza è rappresentata dall'illiquidità e dalla maggiore difficoltà a trasferire parte della proprietà in una società privata di quanto non lo sia in un'azienda quotata in borsa. La seconda è data dal fatto che si riscontrano degli squilibri sistematici nelle caratteristiche delle società private rispetto a quelle quotate (ad esempio, le prime saranno più presenti tra quelle di piccole e medie dimensioni). Ciò nondimeno si potrebbe pensare che il rischio intrinseco o la volatilità del loro valore aggregato possa essere ampiamente paragonabile a quello delle società quotate.
Ci si può fare un'opinione al riguardo osservando la volatilità della più grande società quotata al mondo, il cui care business è la gestione di un portafoglio diversificato di private equity. Si tratta del Gruppo 3i, quotato alla borsa di Londra. Verso la fine degli anni '90, 3i presentava una volatilità pari a circa la metà della volatilità dell'intero mercato azionario britannico. Nel
corso del 2000 la situazione cambiò notevolmente con l'inizio della fase ribassista del mercato azionario e la volatilità dei prezzi del portafoglio diversificato di private equity aumentò fino a essere due, tre volte quella del mercato azionario britannico. Si tratta di un andamento che avrebbe rispecchiato l'esperienza di molti investitori di private equity, poiché lo squilibrio nei confronti delle nuove società tecnologiche divenne una caratteristica di molti fondi di private equity, soprattutto in quelli di venture capitai. Il fatto che tutto ciò sia effettivamente successo non sorprende più di tanto, poiché lo squilibrio verso le ultimissime novità sarà sempre una caratteristica predominante e un rischio degli investimenti in early-stage venture capital.

Portafogli di private equity

Secondo un vecchio detto del private banking, si dovrebbero concentrare gli investimenti per diventare ricchi (correndo il rischio di perdere la camicia), ma una volta diventati ricchi si dovrebbe diversificare per conservare la ricchezza accumulata. Rispecchia esattamente il parallelismo tra portafogli safety-first e aspirazionali della finanza comportamentale, che abbiamo visto nel secondo capitolo del primo libro della collana. Il private equity si basa sullo sfruttamento di vantaggi informativi per identificare le abilità e le competenze imprendito-riali e non ha nulla a che fare con un atteggiamento conservatore sotto il profilo finanziario. Potrebbe essere una delle componenti di un approccio efficientemente diversificato, all'interno del quale però è chiaramente una componente di una strategia aspirazionale per accumulare ricchezza. Questo permette di giungere a una serie di conclusioni.
  • I fondi di fondi ben diversificati potrebbero eliminare, attraverso la diversificazione, preziosi elementi di vantaggio informativo.
  • In presenza di un'elevata leva finanziaria, la volatilità intrinseca potrebbe continuare a essere incredibilmente elevata nonostante un fondo di fondi ben diversificato.

Potrebbe essere corretto avere un'allocazione modesta in un numero esiguo di fondi (anche di un solo team), fin tanto che l'allocazione combinata fra private e public equity resta ragionevolmente bilanciata.
Un pericolo comune dell'investimento in private equity è di non riuscire a diversificare nel tempo. Una volta scelto ciò che si preferisce, è ragionevole mantenere nel tempo l'impegno assunto sul mercato, presumibilmente restando fedeli al gruppo (o ai gruppi) scelto. In caso contrario, i rischi prevalenti sul mercato in un dato momento (ad esempio una leva finanziaria alta o l'esposizione a particolari temi legati all'investimento in venture capitai) segneranno oltremodo l'esperienza dell'investitore in private equity.

lunedì 17 gennaio 2011

Quanto rendono le private equity

Un modo per farlo è confrontare l'iRR raggiunto da un fondo sui suoi investimenti di private equity con l'iRR che avrebbe ottenuto se la liquidità fosse stata investita, alle stesse date, in un indice del mercato azionario e se fossero state fatte distribuzioni equivalenti agli investitori. Recenti ricerche accademiche lo hanno fatto analizzando i fondi di venture capitai e buy-out statunitensi della banca dati Venture Economics. Dal confronto dei dati registrati fra il 1980 e il 2000, si evince che la performance media di questi fondi, post commissioni, risultava in linea con l'indice S&P 500. È stata altresì notata un'ampia dispersione di risultati fra i fondi nonché una prova consistente del fatto che le performance buone o cattive fossero confermate anche nei lanci successivi di fondi da parte di particolari gruppi di private equity. I ricercatori hanno inoltre evidenziato come i nuovi gruppi di private equity avessero maggiori probabilità di registrare risultati deludenti. La ricerca sottolinea l'importanza di una serie di interrogativi sottolineati all'inizio del capitolo. In primo luogo, sembrerebbe che, mediamente, gli investitori in private equity non abbiano incassato un premio a compensazione del financialgea-ring (effetto moltiplicativo) spesso insito nel private equity. In secondo luogo, l'analisi della persistenza della performance del gestore è fondamentale, in quanto gli investitori devono autoconvincersi di essere in grado di identificare i gestori su-periori alla media. Le competenze sono fondamentali: gli in¬vestitori non possono trarre beneficio dai rendimenti di mercato nel private equity attraverso una strategia passiva di market-matching, ragion per cui non possono aspettarsi di performare anche solo nella media, a meno di non aver individuato gestori competenti. Senza di loro, gli investitori sono infatti condannati al underperformance, a meno che, almeno per un certo periodo di tempo, la dea della fortuna non sia dalla loro parte.

I rendimenti del private equity

I dati sulla performance del private equity (esattamente come quelli sul rischio) soffrono, per così dire, dell'assenza di indicazioni di mercato relative al valore delle imprese private. La necessità di fare affidamento sulle stime relative alle valutazioni infrannuali appiattisce le performance registrate nell'anno solare. Le valutaziom restano comunque utili in quanto forniscono agli investitori importanti informazioni su quali siano i "lavori in corso".
L'unico dato sulla performance del private equity che però conta davvero è il tasso di rendimento interno (internai rate of return, IRR) ottenuto sugli investimenti. Questo unisce l'importo investito, l'importo ricevuto e l'intervallo di tempo che intercorre fra i due eventi. In sostanza, si tratta degli unici dati finanziari significativi e certi di cui l'investitore dispone al momento dell'investimento in un private equity (e in qual-siasi investimento di questo tipo). LlRR rappresenta il tasso di rendimento standard registrato dai fondi e dai singoli investimenti (ma gli investimenti non realizzati saranno iscritti nei rapporti IRR a un valore stimato).
I dati di settore indicano spesso IRR disaggregati per annata di partenza (vintageyear). Sono però informazioni che non rivelano la volatilità con cui i rendimenti sono stati incassati né permettono di fare un confronto alla pari con l'andamento del mercato azionario. Tali informazioni sono spesso scompo¬ste in materiale a scopo commerciale per mostrare le performance più interessanti dei migliori gestori (ad esempio il primo 25%), sottolineando che è importante scegliere un gesto¬re che in futuro rientri nel primo quartile. E sempre auspicabile scegliere un vincitore: il problema è però se la performance storica dei gestori di private equity sia in grado di fornire una qualsiasi indicazione su quella futura. Nell'investimento in fondi comuni, è opinione comune che la performance pregressa riportata dalle classifiche rappresenta un indicatore limitato di quella futura. Tuttavia, nel caso del private equity, da tempo si sostiene che il successo sia ripetibile e le ricerche accademiche confermano sempre più che questo potrebbe effettivamente accadere. Uno dei problemi legati al confronto della performance dei gestori di private equity è l'impossibilità di ottenere valori affidabili per le aziende private e la difficoltà di confrontare la performance di un gestore, o di un fondo di private equity, con quella del mercato azionario.

domenica 16 gennaio 2011

Consigli su quanto allocare negli hedge fund?

Il processo di determinazione sul "quanto" allocare a queste strategie dovrebbe quindi partire dal rischio associato alle stesse e dalla sua diversificazione con altri strumenti, nonché da un parere informato sulla ricompensa prevista per l'allocazione di capitale in queste strategie.
Trattandosi di un terreno ancora inesplorato, soprattutto per quanto riguarda le previsioni di rendimento, è proprio qui che nascono le difficoltà per gli investitori. Vanno tuttavia considerate alcune conclusioni generalmente accettate.
In alcune di queste strategie i benefici della diversificazione sono più che consolidati (sebbene possano non essere con sistenti in ogni periodo).
E' ragionevole supporre che il mercato debba ricompensare questi servizi, essendo gli altri partecipanti del mercato chiaramente intenzionati a pagare per usufruirne.
I benefìci della diversificazione sono tali che il premio richiesto, necessario (oltre il rendimento degli investimenti safe haven) per giustificare un'allocazione a queste strategie di hedge fund, appare piuttosto modesto.
Nascono da qui due conclusioni definitive.
Le incertezze intrinseche implicano che l'allocazione a questi alternative market beta dovrebbero portare a un atteggiamento cauto, in modo da non dominare la strategia degli investitori.
Per la maggior parte degli investitori, alcune di queste allocazioni risultano normalmente giustificabili.

Quanto si dovrebbe allocare negli hedge fund?

Una debolezza ricorrente dell'approccio fondo di fondi all'investimento in hedge fund è che è tipicamente strutturato ignorando i rischi d'investimento presenti altrove nella strategia di un investitore. Abbiamo più volte ribadito nel libro che gli investitori hanno bisogno di cercare il maggior numero di fonti di performance diverse per poi decidere come combinare al meglio rischi, opportunità e interdipendenze. Poiché vi sono alcuni aspetti della performance e del rischio degli hedge fund disponibili altrove e altri aspetti unici, chiedersi quanto debba essere allocato in hedge fund cessa di essere una domanda rilevante.
Per contro, la questione è piuttosto quanto gli investitori vorrebbero fosse allocato a diversi tipi di rischio sistematico. Esiste dunque una forte argomentazione a favore dell'approccio di alcuni gestori di fondi di fondi hedge, che consiste nell'offrire combinazioni di fondi separate per categorie o bucket (comparti) di assunzione del rischio. Ad esempio, alcune strategie hedge (come nel caso degli hedge fund azionari) offrono combinazioni di rischi del mercato azionario ed esposizioni alle competenze del gestore che rappresentano ovvie alternative (o concorrenti) ai rischi e alle opportunità cui gli investitori si espongono nel momento in cui scelgono gli equity manager convenzionali. Gli stessi principi si applicano agli hedge fund specializzati, ad esempio, nei mercati emergenti oppure alle strategie sul mercato del credito: l'allocazione a tali gestori dovrebbe essere considerata al momento di decidere l'allocazione ai titoli di debito del mercato emergente oppure, ad esempio, ai titoli di debito corporate di tipo sub-investment grade (tenendo conto dei differenti elementi di diversificazione offerta da ognuno). Fin qui tutto chiaro, anche se non è questa la procedura seguita di solito. Più interessante è come decidere che cosa allocare agli hedge fund e ad altri veicoli d'investimento che offrono fonti di performance e rischio diverse da quelle tipiche dei mercati azionari e obbligazionari. Questa è la ricompensa offerta agli investitori in hedge fund per aver fornito una serie di servizi assicurativi, prevalentemente mediante liquidità e servizi di intermediazione su diversi mercati. Fra questi si annoverano le strategie alternative market beta, descritte semplicemente come strategie arbitrage, ciascuna con una forte componente di competenza gestionale.

sabato 15 gennaio 2011

La gestione del rischio degli investitori: il ruolo dei fondi di fondi hedge

Gli investitori dovrebbero accettare il rischio di un rendimento negativo estremo unicamente laddove questo sia ritenuto più che compensato dalla prospettiva di una performance po¬sitiva nel tempo; anche in questo caso, il rischio dovrà essere compensato quanto più possibile entro una asset allocation generale. Ciò significa in altre parole combinare diverse strategie hedge in modo da gestire questi rischi per poi accertarsi che l'allocazione agli hedge fund si adegui alla propensione per il rischio generale o almeno al livello desiderato di comfort dell'investitore. E qui che l'aggiunta di fondi managedfutures può mitigare il rischio di rendimenti negativi estremi, evidenti invece nelle strategie degli hedge fund. Il compito di composizione del portafoglio spetta di norma ai gestori dei fondi di fondi hedge, i quali gestiscono i portafogli degli hedge fund. I gestori di fondi di fondi hedge svolgono due ruoli fondamentali: uno è quello di comporre il portafoglio e di gestire il rischio d'investimento generale; il secondo riguarda la due diligence del gestore di hedge fund. Dato l'elevato livello di rischi operativi e reputazionali impliciti nell'investimento in hedge fund, il ricorso a fondi di fondi hedge è un modo di procedere efficace. Un modo altrettanto valido consiste nel seguire il lavoro dei gestori di fondi di fondi hedge per vedere in azione un professionista della gestione del rischio insito nell'investimento in hedge fund. Circa un terzo dei 1.600 miliardi di dollari stimati per l'investimento in attività di hedge fund è incanalato attraverso accordi di fondi di fondi hedge.
Gli investitori dovrebbero essere soddisfatti del processo di due diligence adottato, ma questo non evita che si possa assistere di fronte a una performance d'investimento inattesa o a un incidente operativo a investitori che si rivolgono al proprio team di due diligence dicendo: "Pensavo aveste verificato questo aspetto".
Questi rischi dovrebbero essere mitigati dall'approccio fondi di fondi hedge. Ovviamente, però tutto ha un prezzo. In particolare si verrà caricati di un livello supplementare di commissioni su una struttura già di per sé costosa. Questo potrebbe rendere appetibile la serie di indici di hedge fund passivi ritenuta "investibile" introdotta dal 2002 e costituita con l'intenzione di rappresentare la principale categoria d'investimento in hedge fund. Se i rendimenti degli hedge fund rappresentassero unicamente le competenze del gestore, sarebbe difficile giustificare un approccio passivo per investire in una serie tipica di hedge fund disponibili. Tuttavia, poiché la performance degli hedge fund comprende sia ingredienti replicabili di competenza (ad esempio, nell'accedere e nel gestire il rischio di fonti di rendimento altrimenti inaccessibili) sia rendimenti sistematici del mercato, ai quali non è possibile accedere in altri modi, un approccio passivo all'investimento in hedge fund potrebbe rappresentare un modo per introdurre una fonte di diversificazione dei rendimenti di una strategia d'investimento.

"Tempeste perfette" degli hedge fund

Vale la pena ribadire che i money manager attribuiscono spes¬so una performance insolitamente mediocre a una confluenza altamente improbabile di eventi che interessano i mercati finanziari. E più che mai un caso reale in un investimento in hedge fund. Gli eventi descritti dai gestori come "attesi" solo "una volta ogni milione di anni" sembrano invece essere tal¬mente comuni da passare persine inosservati. Questo rispecchia soprattutto la debolezza dei modelli di rischio e, come indicato nel primo capitolo del primo volume della collana, l'incapacità di immaginare combinazioni di eventi di per sé ordinarie. Ad esempio, la combinazione di eventi che sfidano i modelli e che riguardano il downgrading delle agenzie di rating dei titoli di debito General Motors e Ford nel maggio del 2005, così come il concomitante annuncio pressoché inaspettato da parte di un grande investitore di voler aumentare consistentemente la sua partecipazione nelle azioni GM fu descritto da un hedge fund come un evento da "otto deviazioni standard", cosa che non dovrebbe verifìcarsi mai se i mercati si comportassero come suggeriscono i modelli semplici. Tuttavia, l'occorrenza apparentemente frequente di queste "cattive nuove" nella performance degli hedge fund rispecchia una caratteristica particolare di molte strategie hedge che gli investitori devono comprendere: essendo paragonabili agli accordi d'investimento di tipo assicurativo, la maggior parte delle volte garantiscono dei rendimenti costanti, poiché i premi assicurativi vengono incassati, pur essendo esposti al rischio di ingenti perdite occasionali, quando deve essere pagato un sinistro.

venerdì 14 gennaio 2011

Investimenti in hedge fund illiquidi e periodi di "long notice"

Molti hedge fund individuano ottime opportunità negli investimenti non quotati e illiquidi. Esempi tipici riguardano i finanziamenti privati a società di tipo investmentgra.de o di-stressed debt nonché azioni non quotate o illiquide. Si tratta precisamente del tipo di opportunità che una società d'investimento imprenditoriale è pronta a sfruttare, (gli investitori però hanno bisogno di essere certi che quanto viene giudicato un processo d'investimento in hedge fund di qualità sia accompagnato da uno standard simile nel determi-nare le condizioni in cui avvengono le entrate e le uscite dei (ondi dal fondo. Ciò è motivo di preoccupazione, perché ci sono i margini di errore nei trasferimenti patrimoniali fra i partecipanti al fondo. Va segnalato che tali questioni potrebbero presentarsi soprattutto in relazione alle strategie hedge fund che interessano investimenti illiquidi o non quotati e che permettono agli investitori di sottoscrivere o liquidare le quote solo in date stabilite. E per questo motivo che gli investitori in strategie di hedge fund illiquide non dovrebbero obiettare a tali regole, bensì chiedersi se gli altri investitori siano soggetti a penalità per rimborso anticipato (da accreditare al fondo) per tenere conto adeguatamente dell'illiquidità sottostante del-l'hedge fund. I periodi lunghi di lock-up, come regole di rimborso inflessibili o ampi spread denaro/lettera per gli hedge hmd con investimenti sottostanti illiquidi, possono essere interessanti per tutti gli investitori in quel fondo.

Bugie e alcune statistiche sul rischio degli hedge fund

Gli investimenti illiquidi in hedge fund sono caratterizzati anche da altri problemi. Qualsiasi prezzo per un investimento non quotato sarà una stima. Le valutazioni perequano inevi-tabilmente e ritardano i cambiamenti nei prezzi di mercato sottostanti. Questo implica che, qualora gli investitori abbiano la possibilità di operare su un valore di stima, tenderanno a comprare o a vendere quando riterranno che il prezzo stimato sia maggiore o minore di quello di mercato. Inoltre, i valori di stima sono meno volatili dei prezzi di mercato. Ciò significa che la volatilità delle stime mensili non dovrebbe mai essere usata come guida al rischio in una strategia che prevede un ampio ricorso alle valutazioni. Laddove i dati sui prezzi siano perequati, i calcoli di volatilità e di rendimento corretto per il rischio (quale lo Sharpe ratto) saranno distorti, il rischio apparirà minore di quanto non lo sia veramente e la performance corretta per il rischio migliore. I valori di stima possono fornire utili informazioni di gestione, ma devono essere usati con cautela.
La questione relativa all'illiquidità e alla perequazione inevitabile dei rendimenti degli hedge fund e le relative implicazioni per misurare il rischio sono state oggetto di ricerche approfondite. I risultati tendono a essere uniformi nello stabilire l'importanza della questione e nel modo in cui si concentrano sulle strategie illiquide degli hedge fund. Le categorie interessate comprendono la strategia di distressed debt, di convertible arbitrage, le strategie event-driven e sui mercati emergenti. Le strategie che di norma non sono interessate da questo fenomeno di perequazione delle valutazioni sono quelle liquide: ovvero equity long/short, macro, short bias e soprattutto i fondi CTA o managed futures.
Calcolare i prezzi per fondi che comprendono ingenti quantità di investimenti privati e illiquidi rischia di seguire pedis-sequamente una procedura di stima, per poi usare gli stessi dati per predisporre la performance e, in particolare, le statistiche di rischio, le quali più che informare disinformano. Nell'ambito del private equity e del settore immobiliare, dove emerge lo stesso problema, le valutazioni degli investimenti sottostanti forniscono informazioni sulla gestione, ma non sui prezzi adeguati di sottoscrizione/rimborso; resta dunque inteso che (almeno nel private equity) l'unica performance che conta davvero è il tasso interno di rendimento, calcolato dall'importo di cassa originariamente investito, la liquidità successivamente rimborsata agli investitori e il tempo trascorso in mezzo.
Le sottoscrizioni ai fondi di private equity sono destinate a essere trattenute fino al realizzo, e per quanto vi sia un mercato secondario per le partecipazioni a tali fondi, questo non è at-tendibile per le "uscite all'ingrosso". Ad esempio, gli investitori in fondi di private equity sarebbero sorpresi se venisse loro sottoposto uno schema di statistiche mensili sui rendimenti di un portafoglio di venture capitai o di private equity per il calcolo delle statistiche di rischio, quali la deviazione standard o lo Sharpe ratto. Nel mondo degli hedge fund, invece, ciò accade regolarmente, anche nel caso di portafogli che comprendono ingenti investimenti illiquidi. Più utile come indicatori di performance, capaci di far luce sul rischio, possono rivelar¬si calcoli quali il maximum drawdown (massimo arretramento), che misura i rendimenti negativi del fondo, mitigando il problema delle valutazioni perequate.

giovedì 13 gennaio 2011

Rischi operativi degli hedge fund

II settore degli hedge fund è in rapida espansione e la proliferazione di relazioni sui rischi del settore e sulle bestpractice dimostra al tempo stesso sia le carenze sia l'emergere di una comprensione delle best practice. Sono tutti segnali della crescente maturità e istituzionalizzazione del settore. Ciò nonostante, gli investitori non possono dar per scontato che i loro hedge fund siano gestiti seguendo standard elevati. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata al rischio operativo nel processo di due diligence di un hedge fund, essendo questo la principale ragione delle chiusure catastrofiche e improvvise degli hedge fund.
Una questione chiave che gli investitori dovrebbero considerare deriva dalle difficoltà incontrate dagli hedge fund nello sviluppo di un marchio duraturo, in parte a causa degli effetti di incentivazione della struttura delle commissioni di performance, che ha portato a un tasso elevato di chiusure. Il potenziale incentivo che gli hedge fund chiudano dopo un periodo di performance mediocri dovrebbe indurre gli investitori, o i loro consulenti, a cercare delle alternative al gestore di hedge fund; un elemento che almeno in termini di tempo e sforzo va ad aggiungersi ai costi d'investimento.

Il rischio degli hedge fund

II rischio degli hedge fund dovrebbe occupare una posizione di primo piano in qualsiasi valutazione di un eventuale investimento in questi strumenti. Trattandosi di fondi rimasti per lungo tempo senza alcuna regolamentazione, è opportuno che gli investitori considerino in che termini questo può minare il loro grado di sicurezza. Vi sono diversi esempi, ormai ben noti, di frodi con hedge fund e di frodi apparenti ed è probabile che la parte più imprenditoriale e per così dire "artigianale" del settore degli hedge fund contribuisca alla debolezza procedurale che lo attanaglia alla base. Cosa che dovrebbe essere meno probabile nelle parti del settore delle gestioni patrimoniali tradizionali, ben consolidate, dotate di una maggiore consapevolezza procedurale e altamente regolamentate. Nel passaggio da un ambiente regolamentato a uno che non lo è, è opportuno che gli investitori si sentano a proprio agio. La regolamentazione, però, è alle porte: dall'inizio del 2006 gli hedge fund statunitensi (ovvero gli hedge fund che hanno sottoscrittori USA) sono stati chiamati a registrarsi come consulenti all'investimento presso la Securities and Exchange Commission (SEC). Sebbene si sappia che una minoranza di hedge fund ha eluso queste nuove norme, chiudendo l'accesso a nuovi investitori oppure imponendo un lock-up di due anni prima che gli investitori potessero ritirare i propri fondi, secondo fonti del settore la stragrande maggioranza degli hedge fund appartenenti all'industria statunitense si è registrata presso la SEC.

mercoledì 12 gennaio 2011

Le dimensioni del mercato hedge fund

Circa un terzo dei 1.800 miliardi di dollari stimati investiti a settembre 2005 è rappresentato da accordi di fondi di fondi hedge, laddove i gestori dei fondi di fondi sono responsabili della selezione dei singoli gestori di hedge fund nonché della gestione del rischio. Il saldo di 1.100 miliardi di dollari è stato investito direttamente in hedge fund dagli investitori. Sempre nel settembre del 2005, altri 131 miliardi di dollari erano stati investiti in programmi di future gestiti con CTA, generalmente non classificati come hedge fund, pur essendo direttamente comparabili.
L'ammontare complessivo allocato direttamente dagli investitori negli hedge fund, il 35% è stato collocato in hedge fund azionati e circa il 9% rispettivamente in fondi di tipo event-driven e multi-strategy; le strategie dei mercati emergenti rappresentavano l'll%, mentre quelle fixed-incomee distressed debt il 18%.
I dati storici indicano che rispetto alla fine del 2003, i cambiamenti più significativi sono stati caratterizzati da riduzioni relative nelle allocazioni ai fondi convertible arbitrage e, in misura minore, ai fondi multi-strategy, compensate dall'aumento delle allocazioni in strategie event-driven. Anche i dati a più lungo termine dimostrano che si è verifìcata una flessione della posizione una volta preminente dei macro hedge fund globali e dei fondi gestiti da CTA, sebbene negli ultimi anni si sia assistito a una ripresa dell'interesse nei confronti dei fondi CTA.

Tipi di strategie di hedge fund

Alla luce della rapida evoluzione del mercato, la classificazione tradizionale delle strategie di hedge fund potrebbe rivelarsi obsoleta. Una classificazione generica e tradizionale degli hedge fund si basa sulla distinzione fra strategie "direzionali" e "non direzionali". Le prime cercano deliberatamente di trarre opportunisticamente benefìcio dalle oscillazioni di mercato e comprendono strategie macro, di short selling e sui mercati emergenti, come pure la maggior parte delle strategie equity long/short e distressed debt.
Per contro, le strategie "non direzionali" cercano deliberatamente di trarre vantaggio dalle anomalie di pricing dei titoli che, in linea di principio, dovrebbero essere comparabili. Stra-tegie di questo tipo sono conosciute come strategie arbitrage o di valore relativo. Una definizione in senso stretto del termine arbitrage si riferisce allo sfruttamento di prezzi diversi per lo stesso titolo, o della stessa esposizione al rischio, in mercati diversi.
Il arbitrage viene usato più ampiamente negli investimenti in hedge fund per descrivere posizioni di compensazione giudicate simili e speculari da un gestore, e che dovrebbero ragionevolmente garantirsi una copertura reciproca per la maggior parte del tempo. In pratica, vi sono quasi sempre elementi di forte rischio che possono minare le strategie hedge fund arbitrage; pertanto questo termine non dovrebbe essere usato con il significato di strategia a basso rischio.
Le altre strategie, spesso definite di tipo event-driven, possono prevedere una combinazione di strategie arbitrage e direzionali. E stato riconosciuto che, di fatto, tutte le strategie hedge fund comprendono l'esposizione a combinazioni di rischio di mercato più o meno grandi.

Gli hedge fund garantiscono una copertura?

Durante il mercato orso del 2000/02, gli indici aggregati degli hedge fund sovraperfbrmarono con molto distacco gli indici delle borse. All'epoca molti investitori privati trasferirono i propri fondi dall'investimento diretto in azioni alle strategie hedge fund. Per molti di loro gli hedge fund offrivano una buona co¬pertura contro il mercato azionario ribassista. Ma quanto affidabile era la copertura garantita allora dagli hedge fund? La risposta è fornita dal commento che un investitore privato mi fece nel 2003, mentre mi spiegava quanto fosse lieto che il suo consulente finanziario l'avesse convinto "a mantenere le sue azioni sotto forma di hedge fund". L'investitore aveva colto nel segno quanto stava accadendo con la sua strategia. Molti gestori di hedge fund azionari adeguano la propria espo¬sizione rispetto a quelle che considerano essere le tendenze di mercato, aumentando l'esposizione dopo i rialzi di mercato e riducendola dopo i crolli. La fase ribassista del mercato azionario del 2000/02 fu insolitamente lunga e persistente. E probabilmente questa la ragione per cui quell'esperienza può fuorvia¬e gli investitori in merito alle capacità degli hedge fund di garantire una copertura in caso di forti e improvvise inversioni del mercato azionario.

martedì 11 gennaio 2011

Il settore degli hedge fund deve affrontare una limitazione della propria capacità?

La allocazione, aumentò considerevolmente le dimensioni dell'hedge fund, coincise con la scomparsa delle anomalie sopra menzionate, riducendo così significativamente la redditività della strategia. Un'opportunità d'investimento, quando viene identificata, attira capitali provenienti da una serie di fonti in misura tale da rimuover¬la e ridurre conscguentemente la redditività della strategia. Pertanto, ove le strategie di hedge fund sfruttino anomalie tecniche che possono essere facilmente tradotte in utili, i flussi di denaro in cerca di tali utili travolgeranno le stesse anomalie.
Nel caso delle strategie di arbitrage degli hedge fund, que¬sto aspetto deve essere preso in seria considerazione. Vi sono altri settori in cui i fattori amministrativi, come la generazione di posizioni corte, limitano la portata delle strategie di hedge fund. Conscguentemente, i gestori di tipo short-selling potrebbero avere difficoltà a gestire fondi estremamente consistenti.
La stessa restrizione si applica ai gestori long/short di titoli azionati, i quali in pratica, per una serie di ragioni, ricorrono spesso agli EFT e ai contratti equity futures per ridurre le proprie esposizioni di mercato. Per contro, alcune strategie basate sulle competenze (come quelle global macró), nonché quelle finalizzate a garantire un'esposizione sistematica al mercato del credito, non possiedono alcuna ovvia limitazione alla ca¬pacità imposta dal mercato. Nel caso di queste strategie, indicare che quelle di hedge fund siano limitate in termini di capacità non ha più senso di quanto non ne abbia suggerire che i mercati obbligazionari o azionati stiano subendo limitazioni analoghe.