mercoledì 5 gennaio 2011
Obbigazioni internazionali e copertura valutaria
Per tutti gli investitori, i titoli di stato esteri rappresentano un modo per diversificare il rischio della curva di rendimento e per cercare eventuali opportunità finalizzate ad aggiungere va¬lore oltre il benchmark dei titoli di stato nazionali. Tali opportunità comportano la presenza di valute estere, fattore che però non dovrebbe costituire un problema se il rischio valuta¬rio è gestito adeguatamente. In caso contrario, a prescindere dalla logica che sottende un determinato investimento, questa potrebbe essere sopraffatta dalle oscillazioni valutarie. Il rischio valutario è gestibile, ma è consistente: se gestito in modo sbagliato potrebbe portare a perdite (o utili) pari o superiori al 20% in 12 mesi. La copertura valutaria rappresenta la modalità per gestirlo negli investimenti internazionali. Il modo più intuitivo per capire la copertura valutaria è ricordare che è equivalente all'allocazione di liquidità in deposito nella valuta nazionale dell'investitore (ad esempio, in dollari statunitensi) e all'assunzione di un prestito dell'importo equivalente in valuta estera (ad esempio in euro) per finanziare un investimento estero. Così facendo, le oscillazioni nel tasso di cambio saranno annullate, esercitando un effetto uguale e contrario sull'investimento estero e sul debito estero. Il rendi-mento dell'investimento sarà corrispondente alla performance dell'investimento estero in valuta, più il tasso d'interesse sul dollaro (il deposito in valuta nazionale), meno il tasso d'interesse sull'euro (il debito in valuta estera). Il modo più convenzionale per descrivere tale fenomeno è che il rischio di valuta estera può essere neutralizzato attraverso la copertura del cambio, ove un investitore stabilisca di vendere valuta estera a termine (ovvero forward) al tasso di cambio. Il contratto forward rifletterà le differenze nei tassi d'interesse fra i due paesi interessati. Di norma tali contratti hanno una durata di uno o tre mesi e vengono poi rinnovati nel tempo e adeguati al fine di rispecchiare qualsiasi cambiamento valutario dell'investimento sottostante per garantire che lo stesso e qualsiasi eventuale rivalutazione (o svalutazione) del capitale siano interamente coperti.
Titoli garantiti e coltateralised debt obligations
II modo in cui si eseguono le operazioni è semplice. Un pool di attività (come un portafoglio di finanziamenti bancari a favore di società) viene trasferito dal bilancio della banca a uno specialpurpose vehicle (SPV).
Le passività dello SPV sono rappresentate da franche diverse, con priorità differenti sui flussi di cassa ricevuti dal pool di debitori corporate. Lo SPV indica a una delle principali agen¬zie di assegnare un rating del credito a ciascuna tranche. Quella con il rating più elevato, che sarà quasi sicuramente di tipo AAA, avrà priorità assoluta sul flusso di cassa. In ogni periodo di pagamento, cioè quando sono stati rispettati gli obblighi rispetto alla tranche senior di tipo AAA, i pagamenti passano gradualmente alle tranche mezzanine e in seguito a quelle junior. La equity tranche più rischiosa incassa i pagamenti residui una volta incassati i diritti dalle altre tranche (nonostante il nome, la equity tranche di una CDO rappresenta un titolo di debito ad alto rischio, non azioni ordinarie). Se i prestiti sottostanti fruttano un interesse annuo dell'8%, le commissioni di gestione ammontano all'1 % del finanziamento totale, il tasso d'interesse a breve termine (London Interbank Offered Rate o LIBOR) è pari al 4,5% e non vi sono inadempienze o altre interruzioni di pagamento, il rendimento della cosiddetta equity franche sarebbe pari allo 25,7% annuo. Va tuttavia evidenziato che una contrazione media delle entrate contrattuali provenienti dai finanziamenti bancari superiore al 2,6% annuo determinerebbe un rendimento negativo della equity franche.
Queste CDO possono essere altresì CBO (collateralised bond obligatiorì) o CLO (collateralised loan obligation), a seconda del tipo di garanzia reale utilizzata. Il veicolo corrispondente per
0 mutui residenziali negli Stati Uniti, una collateralised mort-gage obligation (CMO) residenziale, darebbe un'esposizione al rischio di rimborso anticipato; non sarebbe così nel caso in cui il mutuo fosse emesso da un'agenzia federale statunitense al rischio di credito del proprietario fondiario sottostante. Uno sviluppo parallelo è rappresentato dall'evoluzione del
mercato dei derivati di credito che permette alle controparti di comprare e vendere esposizioni a rischi di credito particolari e portafogli o indici di rischi di credito. Si tratta di un vantaggio considerevole per una banca che ad esempio intenda gestire il rischio di credito per un soggetto specifico o per un qualsiasi investitore (quale un hedge fund) che desideri ottenere una posizione d'investimento lunga o corta su un rischio di credito specifico.
I derivati di credito generici pertinenti sono di tre tipi.
Poi nel giro di poco tempo si è innovato ulteriormente. Da questi derivati sono nati i CDO sintetici, che sono stati resi disponibili sugli indici di mercato nonché sui singoli emittenti. I CDO sintetici presentano le stesse caratteristiche (come quella di essere emessi a trancile senior con rating AAA e una equity [ranche residua) delle CDO tradizionali aventi uno SPV che detiene le attività sottostanti. Le CDO sintetiche non possiedono però tìsicamente le attività sottostanti, mentre ottengono la propria esposizione mediante i derivati, che vengono distribuiti in franche delle CDO sintetiche.
Le passività dello SPV sono rappresentate da franche diverse, con priorità differenti sui flussi di cassa ricevuti dal pool di debitori corporate. Lo SPV indica a una delle principali agen¬zie di assegnare un rating del credito a ciascuna tranche. Quella con il rating più elevato, che sarà quasi sicuramente di tipo AAA, avrà priorità assoluta sul flusso di cassa. In ogni periodo di pagamento, cioè quando sono stati rispettati gli obblighi rispetto alla tranche senior di tipo AAA, i pagamenti passano gradualmente alle tranche mezzanine e in seguito a quelle junior. La equity tranche più rischiosa incassa i pagamenti residui una volta incassati i diritti dalle altre tranche (nonostante il nome, la equity tranche di una CDO rappresenta un titolo di debito ad alto rischio, non azioni ordinarie). Se i prestiti sottostanti fruttano un interesse annuo dell'8%, le commissioni di gestione ammontano all'1 % del finanziamento totale, il tasso d'interesse a breve termine (London Interbank Offered Rate o LIBOR) è pari al 4,5% e non vi sono inadempienze o altre interruzioni di pagamento, il rendimento della cosiddetta equity franche sarebbe pari allo 25,7% annuo. Va tuttavia evidenziato che una contrazione media delle entrate contrattuali provenienti dai finanziamenti bancari superiore al 2,6% annuo determinerebbe un rendimento negativo della equity franche.
Queste CDO possono essere altresì CBO (collateralised bond obligatiorì) o CLO (collateralised loan obligation), a seconda del tipo di garanzia reale utilizzata. Il veicolo corrispondente per
0 mutui residenziali negli Stati Uniti, una collateralised mort-gage obligation (CMO) residenziale, darebbe un'esposizione al rischio di rimborso anticipato; non sarebbe così nel caso in cui il mutuo fosse emesso da un'agenzia federale statunitense al rischio di credito del proprietario fondiario sottostante. Uno sviluppo parallelo è rappresentato dall'evoluzione del
mercato dei derivati di credito che permette alle controparti di comprare e vendere esposizioni a rischi di credito particolari e portafogli o indici di rischi di credito. Si tratta di un vantaggio considerevole per una banca che ad esempio intenda gestire il rischio di credito per un soggetto specifico o per un qualsiasi investitore (quale un hedge fund) che desideri ottenere una posizione d'investimento lunga o corta su un rischio di credito specifico.
I derivati di credito generici pertinenti sono di tre tipi.
- Credit default swap (CDS). Nel caso di un CDS, la controparte che intende ottenere la protezione corrisponde un premio regolare. In caso di inadempienza o default (laddove la tipologia di inadempienza risulta essenziale), la controparte (l'assicuratore) corrisponde l'importo concordato (ad esempio compensando il valore del credito assicurato).
- Total return (TR.) swap. Nel caso di un tota/ return swap, una controparte versa i profìtti di un investimento specifico e l'altra effettua un versamento del tasso d'interesse di riferimento quale il LIBOR.
- Credit option. Una credit option non è altro che un'opzione. V. option buyer corrisponde un premio fìsso all'affiori setter e, in cambio, il buyer ha il diritto di acquistare (nel caso di una cali option) dal venditore, o il diritto di vendere (nel caso di una put option) il credito specificato a un prezzo di esercizio previamente concordato.
Poi nel giro di poco tempo si è innovato ulteriormente. Da questi derivati sono nati i CDO sintetici, che sono stati resi disponibili sugli indici di mercato nonché sui singoli emittenti. I CDO sintetici presentano le stesse caratteristiche (come quella di essere emessi a trancile senior con rating AAA e una equity [ranche residua) delle CDO tradizionali aventi uno SPV che detiene le attività sottostanti. Le CDO sintetiche non possiedono però tìsicamente le attività sottostanti, mentre ottengono la propria esposizione mediante i derivati, che vengono distribuiti in franche delle CDO sintetiche.
martedì 4 gennaio 2011
Metodi moderni per investire nei mercati obbligazionari
Verso la metà degli anni '80, il mercato dei mutui pass-through portò allo sviluppo della collateralised mortgage obligarìon (CMO - obbligazione garantita da un portafoglio di mutui ipotecari). La CMO prevede il pagamento attingendo a un portafoglio di mutui ipotecari da suddividersi in una serie di tranche esposte a diversi elementi del rischio di rimborso anticipato del mutuo. Tali sviluppi nel mercato dei mutui USA
portarono a una trasformazione della natura dei portafogli degli investitori in obbligazioni denominate in dollari statunitensi. Attualmente i mutui rappresentano, quasi di routine, una parte sostanziale di tali investimenti. Al tempo stesso, l'introduzione dei titoli ipotecari con un rischio di rimborso anticipalo ha aumentato la complessità dei portafogli di investimento, fornendo un modello per innovazioni parallele in altri settori.
Titoli garantiti e coltateralised debt obligations
Le innovazioni introdotte negli anni '80 nel mercato dei mutui portarono a ulteriori cambiamenti che si manifestarono all'inizio degli anni '90 nell'acquisto/vendita e nella cartolarizzazione di una serie di attività finanziarie, dai prestiti su carte di credito alle locazioni di aeromobili, ai finanziamenti bancari concessi a società e governi dei mercati emergenti. Si trattò di un significativo passo in avanti rispetto ai precedenti, faticosi tentativi di comprare, vendere e assegnare finanziamenti bancari. Con asset-backedsecurìties (ABS), o titoli garantiti, si definiscono i finanziamenti garantiti diversi dai mutui a fini residenziali. Sulla base degli sviluppi registrati, si evince che il mercato dei mutui è cresciuto rapidamente dagli anni '90. Tali sviluppi hanno, infatti, trasformato la gestione del rischio per le banche, fornendo al tempo stesso nuovi strumenti agli investitori. Una spinta considerevole l'hanno data le direttive in termini di regolamentazione sull'adeguatezza del capitale bancario e, per alcuni investitori, sulla qualità del credito delle attività che potrebbero detenere. In ogni caso, l'evoluzione di questi mercati fornisce una ricca fonte di attività redditizie per le banche d'investimento.
portarono a una trasformazione della natura dei portafogli degli investitori in obbligazioni denominate in dollari statunitensi. Attualmente i mutui rappresentano, quasi di routine, una parte sostanziale di tali investimenti. Al tempo stesso, l'introduzione dei titoli ipotecari con un rischio di rimborso anticipalo ha aumentato la complessità dei portafogli di investimento, fornendo un modello per innovazioni parallele in altri settori.
Titoli garantiti e coltateralised debt obligations
Le innovazioni introdotte negli anni '80 nel mercato dei mutui portarono a ulteriori cambiamenti che si manifestarono all'inizio degli anni '90 nell'acquisto/vendita e nella cartolarizzazione di una serie di attività finanziarie, dai prestiti su carte di credito alle locazioni di aeromobili, ai finanziamenti bancari concessi a società e governi dei mercati emergenti. Si trattò di un significativo passo in avanti rispetto ai precedenti, faticosi tentativi di comprare, vendere e assegnare finanziamenti bancari. Con asset-backedsecurìties (ABS), o titoli garantiti, si definiscono i finanziamenti garantiti diversi dai mutui a fini residenziali. Sulla base degli sviluppi registrati, si evince che il mercato dei mutui è cresciuto rapidamente dagli anni '90. Tali sviluppi hanno, infatti, trasformato la gestione del rischio per le banche, fornendo al tempo stesso nuovi strumenti agli investitori. Una spinta considerevole l'hanno data le direttive in termini di regolamentazione sull'adeguatezza del capitale bancario e, per alcuni investitori, sulla qualità del credito delle attività che potrebbero detenere. In ogni caso, l'evoluzione di questi mercati fornisce una ricca fonte di attività redditizie per le banche d'investimento.
Cartolarizzazioni per investire nei mercati obbligazionari
Le innovazioni che hanno segnato i mercati finanziari degli ultimi 25 anni hanno letteralmente trasformato la capacità delle banche di gestire le proprie esposizioni di credito, fattore che ha portato a profondi cambiamenti nella composizione dei portafogli obbligazionari degli investitori, lale processo ha subito una forte accelerazione dalla metà degli anni '90, mettendo le banche in condizione di distinguere le proprie decisioni in materia di concessione di prestiti da quelle inerenti alla necessità di gestire i rischi relativi ai propri bilanci. Questo appare possibile grazie agli accordi standardizzati in essere, mediante i quali riescono a scaricare le proprie esposizioni di rischio sia verso altre banche sia verso investitori a lungo termine, che potrebbero trovarsi in una posizione migliore per sostenerli. Tale processo è noto come cartolarizzazione, ovvero il processo che interviene nel momento in cui un credito bancario viene trasformato in uno strumento negoziabile.
Titoli garantiti da ipoteca
Questo processo è stato avviato e sviluppato negli Stati Uniti. L'innovazione chiave arrivò nel 1970 con l'introduzione di un titolo garantito da ipoteca emesso dalla Government National Mortgage Association (Ginnie Mae), i cui versamenti in contanti agli investitori rappresentarono un vero e proprio passaggio (pass-through) diretto dei flussi di cassa dei mutui per la casa sottostanti. Prima di allora, le obbligazioni garantite da ipoteca rappresentavano dei crediti verso la banca emittente, con un ulteriore diritto sui mutui sottostanti in caso di inadempienza della banca.
La principale caratteristica di investimento delle obbligazioni cosiddette pass-through è che espongono l'investitore al rischio di rimborso anticipato, essendo i titolari di mutui per la casa negli Stati Uniti autorizzati a rimborsare anticipatamente i mutui a tasso fisso senza essere generalmente soggetti ad alcuna penale. Il rischio di rimborso anticipato rappresenta il principale elemento di differenziazione rispetto agli investimenti in obbligazioni ipotecarie. Il rimborso anticipato può essere ascrivibile a numerose ragioni, alcune delle quali, come il trasloco, dipendono dallo stato dell'economia. Tuttavia il motore principale è dato dall'opportunità di procedere al rifinanziamento a tassi d'interesse minori e di ridurre la rata mensile, dopo aver accettato le spese previste. Ne deriva che il rischio di rimborso anticipato è direttamente correlato ai cambiamenti nel livello dei tassi d'interesse. Un'altra caratteristica del mercato dei mutui residenziali statunitensi è che gli obblighi in termini di versamento degli interessi e del capitale dei titoli pass-through emessi da tre agenzie di mutui finanziate a livello federale sono garantiti dalle agenzie stesse.
Titoli garantiti da ipoteca
Questo processo è stato avviato e sviluppato negli Stati Uniti. L'innovazione chiave arrivò nel 1970 con l'introduzione di un titolo garantito da ipoteca emesso dalla Government National Mortgage Association (Ginnie Mae), i cui versamenti in contanti agli investitori rappresentarono un vero e proprio passaggio (pass-through) diretto dei flussi di cassa dei mutui per la casa sottostanti. Prima di allora, le obbligazioni garantite da ipoteca rappresentavano dei crediti verso la banca emittente, con un ulteriore diritto sui mutui sottostanti in caso di inadempienza della banca.
La principale caratteristica di investimento delle obbligazioni cosiddette pass-through è che espongono l'investitore al rischio di rimborso anticipato, essendo i titolari di mutui per la casa negli Stati Uniti autorizzati a rimborsare anticipatamente i mutui a tasso fisso senza essere generalmente soggetti ad alcuna penale. Il rischio di rimborso anticipato rappresenta il principale elemento di differenziazione rispetto agli investimenti in obbligazioni ipotecarie. Il rimborso anticipato può essere ascrivibile a numerose ragioni, alcune delle quali, come il trasloco, dipendono dallo stato dell'economia. Tuttavia il motore principale è dato dall'opportunità di procedere al rifinanziamento a tassi d'interesse minori e di ridurre la rata mensile, dopo aver accettato le spese previste. Ne deriva che il rischio di rimborso anticipato è direttamente correlato ai cambiamenti nel livello dei tassi d'interesse. Un'altra caratteristica del mercato dei mutui residenziali statunitensi è che gli obblighi in termini di versamento degli interessi e del capitale dei titoli pass-through emessi da tre agenzie di mutui finanziate a livello federale sono garantiti dalle agenzie stesse.
Rischio di credito
Negli anni precedenti il 2006, l'andamento del mercato si basava fortemente sulla compressione degli spread e sull'aspettativa che tale processo fosse in corso. La storia rivelerà in che misura l'andamento sia esente da eventuali inversioni di tendenza. Tuttavia, il pericolo di battute d'arresto lascia esposti i titoli di debito dei mercati emergenti al rischio di una performance occasionalmente molto negativa, da sempre riconosciuta come caratteristica intrinseca della piazza. Ciò rispecchia l'esposizione del mercato al rischio politico o "paese" nonché ai rischi di cambio propri dei mercati emergenti che hanno ottenuto finanziamenti in dollari statunitensi, impiegati spesso per finanziare attività rischiose in valuta locale. Non sorprende che gli emergenti abbiano sofferto più dei contagi di mercato rispetto ai corporate bond statunitensi ad alto rendimento.
Fra fine 1993 e dicembre 2005, vi furono tre mesi in cui l'indice dei titoli di debito dei mercati emergenti fece registrare rendimenti negativi di oltre 10 punti percentuali, mentre la performance mensile peggiore per il mercato ad alto rendimento fu caratterizzata da una flessione del 7,4%. I calcoli statistici standard sui rendimenti estremi mostrano che i titoli di debito dei mercati emergenti sono decisamente più volatili e che sono stati più propensi a subire gli effetti di shock improvvisi rispetto al mercato dei titoli di debito corporate ad alto rendimento.
Fra fine 1993 e dicembre 2005, vi furono tre mesi in cui l'indice dei titoli di debito dei mercati emergenti fece registrare rendimenti negativi di oltre 10 punti percentuali, mentre la performance mensile peggiore per il mercato ad alto rendimento fu caratterizzata da una flessione del 7,4%. I calcoli statistici standard sui rendimenti estremi mostrano che i titoli di debito dei mercati emergenti sono decisamente più volatili e che sono stati più propensi a subire gli effetti di shock improvvisi rispetto al mercato dei titoli di debito corporate ad alto rendimento.
lunedì 3 gennaio 2011
Titoli di stato statunitensi e obbligazioni comporate
Gli spread indicati rappresentano le inedie del periodo che va da gennaio 1987 a dicembre 2005: verso la fine gli spread si sono attestati a livelli di gran lunga più bassi rispetto a quelli indicati. Tale aspetto, che mette in evidenza i rischi associati agli investimenti speculativi di bassa qualità (con rating CCC), indicando, altresì, che un ampio campione del mercato speculativo statunitense ha registrato mediamente un andamento positivo simile a quello dei titoli investment grade (seppur a un ritmo più volatile). La maggior parte delle analisi sul rischio di credito si concentra sulla portata dei cambiamenti nell'affidabilità creditizia o nel rating del credito. Ci sono valide ragioni per credere che i rating del credito formali, almeno sulle obbligazioni, siano più stabili di quanto non garantirebbero le condizioni delle attività sottostanti. In parte questo è dovuto al fatto che per gli investitori è preferibile che le agenzie evitino il rischio di inversione a breve termine del rating ad esempio nel passaggio dall'investment grade allo speculative grade e poi di nuovo all’investment grade. Questa preferenza può far sì che le agenzie ritardino l'annuncio di un cambio di rating finché non sono certe che è difficile che la tendenza si inverta nuovamente in tempi brevi.
Una caratteristica semplice, ma importante da menzionare, è che uno strumento di debito dotato di rating del tipo AAA non ha nessuna possibilità di migliorarlo; in altre parole, non può che conservarlo o peggiorarlo. Per contro, gli strumenti di debito a basso rating possono migliorare o peggiorare. Ne deriva che quelli ad alto rating dovrebbero offrire uno spread sui titoli di stato tanto più alto quanto maggiore è la scadenza, essendovi una maggiore probabilità che il loro rating diminuisca.
Il modo in cui il tempo mancante alla scadenza aumenta il pericolo di un evento di credito negativo, aggiunge un elemento di rischio importante a un approccio d'investimento di tipo buy-and-holdper le obbligazioni corporate di lunga durata, un rischio particolarmente preoccupante nel caso in cui sia stato predisposto un portafoglio di corporate bond scalettati (bond laddef) di lunga durata per il reddito previdenziale. Per gli investitori a lungo termine è essenziale comprendere tale aspetto e il grado di sicurezza correlato a un rating favorevole. In un articolo pubblicato dal Wall Street Journal Europe nel 2005, dal titolo "AAA is a vanishing breed" ("AAA è una razza in via di estinzione"), si ricordava ai lettori che General Motors, Ford e AIG appartenevano alla classe di rating più alta in assoluto.
Una caratteristica semplice, ma importante da menzionare, è che uno strumento di debito dotato di rating del tipo AAA non ha nessuna possibilità di migliorarlo; in altre parole, non può che conservarlo o peggiorarlo. Per contro, gli strumenti di debito a basso rating possono migliorare o peggiorare. Ne deriva che quelli ad alto rating dovrebbero offrire uno spread sui titoli di stato tanto più alto quanto maggiore è la scadenza, essendovi una maggiore probabilità che il loro rating diminuisca.
Il modo in cui il tempo mancante alla scadenza aumenta il pericolo di un evento di credito negativo, aggiunge un elemento di rischio importante a un approccio d'investimento di tipo buy-and-holdper le obbligazioni corporate di lunga durata, un rischio particolarmente preoccupante nel caso in cui sia stato predisposto un portafoglio di corporate bond scalettati (bond laddef) di lunga durata per il reddito previdenziale. Per gli investitori a lungo termine è essenziale comprendere tale aspetto e il grado di sicurezza correlato a un rating favorevole. In un articolo pubblicato dal Wall Street Journal Europe nel 2005, dal titolo "AAA is a vanishing breed" ("AAA è una razza in via di estinzione"), si ricordava ai lettori che General Motors, Ford e AIG appartenevano alla classe di rating più alta in assoluto.
Le classi di rating a lungo termine delle principali agenzie
Le classificazioni di rating a lungo termine impiegate dalle tre principali agenzie del settore: Pitch, Moody's e Standard & Poor's. Un importante punto di rottura è quello fra i titoli investment grade e quelli speculative (o non-investment) grade, laddove questi ultimi sono comunemente definiti come titoli speculativi o junk. Lo scopo del rating è fornire una valutazione oggettiva sull'affidabilità creditizia dei debitori; inoltre il rating si riflette negli spread che gli stessi debitori sono tenuti a versare per compensare i creditori del rischio di inadempienza (o per l'eventuale deterioramento del rating del credito). Facendo riferimento ai dati Pitch per il periodo 1990/2004, la tabella riporta anche i default rate medi per periodi fino a cinque anni relativamente alle obbligazioni corporate con rating del credito diverso. La tabella suggerisce ad esempio che le obbligazioni con rating AAA non sono mai finite in default, mentre le obbligazioni junk con rating CCC hanno registrato un rischio di default pari a circa il 25% nei 12 mesi seguenti e al 33% nei cinque anni successivi. Questi default rate rappresentano delle medie relative ai titoli di debito stimati da Pitch. 1 dati resi noti dalle agenzie di rating illustrano la natura ciclica dell incidenza di default delle obbligazioni ad alto rendimento.
In una recensione dedicata al mercato dei bond high-yield(ad alto rendimento), dal titolo As Good As It Gets, Pitch evidenzia che nel 2004 il default rate di questa categoria era sceso a quota 1,5% in termini di valore contro il 16,4% registrato nel 2002. Pitch sottolinea che anche gli importi dovuti sui defaulte bond, recuperati per i creditori, sono di natura ciclica, con una crescita del valore nominale dal 24% nel periodo 2001/02 al 42% nel 2003/04. Mentre nel 2005 le inadempienze sono rimaste su livelli insolitamente bassi. Il differenziale di rendimento rispetto ai titoli di stato, dovuto dalle società sulle loro obbligazioni, segue generalmente l'ordine delle valutazioni formali sul rating di credito, suggerendo che i mercati finanziari condividono ampiamente le valutazioni delle agenzie.
In una recensione dedicata al mercato dei bond high-yield(ad alto rendimento), dal titolo As Good As It Gets, Pitch evidenzia che nel 2004 il default rate di questa categoria era sceso a quota 1,5% in termini di valore contro il 16,4% registrato nel 2002. Pitch sottolinea che anche gli importi dovuti sui defaulte bond, recuperati per i creditori, sono di natura ciclica, con una crescita del valore nominale dal 24% nel periodo 2001/02 al 42% nel 2003/04. Mentre nel 2005 le inadempienze sono rimaste su livelli insolitamente bassi. Il differenziale di rendimento rispetto ai titoli di stato, dovuto dalle società sulle loro obbligazioni, segue generalmente l'ordine delle valutazioni formali sul rating di credito, suggerendo che i mercati finanziari condividono ampiamente le valutazioni delle agenzie.
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